lunedì 20 marzo 2017

Inizia il congresso del PD

Oggi inizia il congresso del PD, con la cosiddetta "fase a circoli" in cui voteranno solo gli iscritti 2016. Questa prima fase terminerà il 2 aprile, e poi ci sarà la campagna aperta anche ai non iscritti (sostenitori, simpatizzanti, elettori) con voto il 30 aprile dalle 8 alle 20 in primarie aperte.

Cogliamo l'occasione, anche in questa prima fase, per parlare a tutti, ed invitiamo alle convenzioni di circolo, ad ascoltare il dibattito tra gli esponenti delle tre mozioni, Emiliano, Orlando, Renzi, anche gli interessati non iscritti.

Vogliate apprezzare questo atto di democrazia e questo sforzo di organizzazione unico in Italia, che il Partito Democratico porta in dono al nostro paese.

domenica 19 marzo 2017

Serra: Appello alla CGIL


L'AMACA
Michele Serra
La Repubblica 19 marzo 2017
IL voucher brucia sul rogo di purificazione che la sinistra vindice ha eretto per celebrare la cacciata di Renzi. Non era Giordano Bruno, era un pezzetto di carta che molta gente usava per legalizzare i piccoli lavori e non frodare l’Inps; e altra gente per aggirare le leggi sul lavoro. Per punire il cattivo uso fatto dai disonesti, il voucher è stato incenerito tutto intero, compresa la sua metà utile e onesta.
Ora in parecchi stanno frugando nella cenere per cercare di capire come faranno, di qui in poi, a pagare in chiaro prestazioni che solo un pazzo o un sadico può considerare passibili di pratiche burocratiche: di qualunque natura esse siano. Esempio concreto: una piccola azienda agricola ha bisogno, per una sola giornata all’anno, di otto-dieci lavoranti per fare il raccolto. Anche prima del famigerato Jobs Act poteva farlo con i voucher. Ognuno vale dieci euro (paga oraria laddove l’agricoltura non è in mano a caporali e schiavisti), sette e mezzo vanno al lavorante, due e mezzo all’Inps. Morti i voucher, si tornerà a pagare in nero, come nelle gloriose tradizioni nazionali. A meno che la Cgil metta a disposizione (gratis) un ufficio che si occupi delle pratiche di assunzione
di dieci persone per una sola giornata cadauno. La burocrazia è nemica del lavoro tanto quanto lo sfruttamento.

giovedì 16 marzo 2017

Aldo Moro


Lo Stato democratico, lo Stato del valore umano, lo Stato fondato sul prestigio di ogni uomo e che garantisce il prestigio di ogni uomo, è uno Stato nel quale ogni azione è sottratta all'arbitrio ed alla prepotenza, in cui ogni sfera di interesse e di potere obbedisce ad una rigida delimitazione di giustizia, ad un criterio obiettivo e per sua natura liberatore; è uno Stato in cui lo stesso potere pubblico ha la forma, la misura e il limite della legge, e la legge, come disposizione generale, è un atto di chiarezza, è un'assunzione di responsabilità, è un impegno generale ed uguale.”
(Aldo Moro, Milano, 3 ottobre 1959

16 marzo


Sono le 10 meno 10, ... cerchiamo di avvicinarci per capire meglio, ci sono molte ambulanze e infermieri… Ecco la macchina con i corpi degli agenti della scorta dell’on. Moro coperti da un telo… Per terra i bossoli … a destra la borsa di Aldo Moro…per terra il sangue …”
(16 marzo 1978, telecronaca di Aldo Fraiese)
Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto.”
(Aldo Moro alla moglie Eleonora, lettera recapitata il 5 maggio 1978
Signore, ascoltaci! E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui. Signore, ascoltaci!”
(Paolo VI, cerimonia funebre per Aldo Moro, 13 maggio 1978)

Martina a Brescia


DENTRO O FUORI


Sandro Albini
16 marzo 2017
Di solito, in un divorzio, chi se ne va pensa a ricostruirsi un'altra vita. Chi resta, ci resta male e tende a tutelare quel che è rimasto. Nel caso del divorzio dal PD di Bersani, D'Alema, Gotor, Corsini ecc. la preoccupazione maggiore consiste nel tentativo di dimostrare che sono stati cacciati, quindi sono vittime, e nel mettere in atto ogni iniziativa capace di danneggiare il PD. Esemplare la vicenda Lotti, contro cui si sono assentati ma pronti a presentare un o.d.g. contro la sua permanenza al governo. Sembrerebbe un atteggiamento confusionario, ma non è così. E' il lucido, perfido tentativo di riaprire una vicenda sconfitta dal voto del Senato tenendo così in fibrillazione PD e Governo (al quale giurano lealtà contraddette dai comportamenti). Essendosi costituiti come partito di sinistra (dei quali ormai si fa fatica a tenere il conto) perché non elaborano un programma e lo presentano per verificare quanto consenso raccolgono, invece di concentrarsi soltanto sulla denigrazione del loro ex partner? Anche chi è rimasto dentro a sfidare Renzi (mi riferisco a Emiliano) concorre dall'interno ad alimentare disorientamento verso il partito del quale aspira alla guida. Gli uni e gli altri vorrebbero far macerie del PD anche a costo di regalare il Paese a Grillo (è lui o non è lui? chiosa Mentana) o ad una destra per metà razzista. La vicenda referendum non ha insegnato nulla: fosse passato si prospettava un futuro di stabilità (chiunque fosse chiamato al governo del Paese). Ora il Parlamento non riesce nemmeno più a discutere di legge elettorale lasciando che l'inerzia ci conduca verso elezioni al termine delle quali sarà impossibile costituire un governo su una comune base programmatica. E' il prezzo per ridimensionare Renzi, diranno cinicamente i fuorusciti. Come se questo risolvesse i problemi di un Paese che ne ha tanti (ed alle viste alcuni molto gravi) lasciati sulle spalle del povero Gentiloni.

martedì 14 marzo 2017

«cattolici democratici», un’etichetta carica di storia.

Cesare Trebeschi 
Corriere della sera 14 marzo 2017
L’ex sindaco di Brescia Cesare Trebeschi, spedisce, via Corriere, questa lettera aperta a Gregorio Gitti, parlamentare del Pd, coordinatore di un gruppo a sostegno di Andrea Orlando che si chiama «Cattolici democratici».
Caro Gregorio, un secolo fa, un grande Papa, Benedetto XV, non curandosi dello sgomento di migliaia di santi cappellani militari del sacro romano Impero e dell’allora regno d’Italia, e, diciamo pure, di tanti ottimi cristiani spiazzati nel loro impegno patriottico, ma preoccupandosi del suo compito primario salvaguardia della fede cristiana fondata sull’amore e sulla dignità della persona umana definiva la guerra un’inutile strage. Credo che nei nostri, allora diecimila paesi, e nelle nostre forse centomila parrocchie, milioni di mamme, di spose, di fidanzate, di bambini, lungi dal deplorare l’invasione della Chiesa nella politica, forse ne abbiano sommessamente pianto la tardività. Proprio per scongiurare il pericolo dei ritardi, un paio d’anni dopo un animoso prete siciliano, fratello di un vescovo, ma anche organizzatore dell’Associazione, laica, dei Comuni italiani, chiese udienza a Benedetto XV per benedire una grande battaglia laica, santa ma pur sempre battaglia, gravida di perdite non tutte incruente. Don Luigi Sturzo non andò solo a quelle udienze, ma con un piccolo gruppo di uomini maturi ed esperti, uno dei quali pensò bene di farsi accompagnare da un giovanissimo figlio che mezzo secolo dopo sarebbe salito alla responsabilità di Benedetto, il quale avrebbe corretto, e non soltanto qualche virgola di quell’appello ai liberi e forti che segna la nascita del partito popolare. Non so chi da quell’appello e in quel partito avesse cancellato l’aggettivazione cristiana che molti, alla scuola di don Romolo Murri avrebbero voluto: che se poi quell’aggettivo fosse inteso a significare non solo e non tanto l’eguale dignità di tutti, indipendentemente dalla razza, dal censo, dal familismo e soprattutto dalla ricchezza, ma addirittura comportare una sorta di ufficiale garanzia e protezione da parte della Chiesa, proprio don Sturzo – e forse proprio il giovane correttore del suo nobile appello - da buoni manzoniani avrebbero dovuto ricordare, ed ahimè a ragion veduta, e veduta proprio da loro personalmente, l’amaro lamento dei promessi sposi: quale protezione! Il preambolo è troppo lungo, ed invade grossolanamente un campo di studi che non mi è proprio: ma francamente, caro Gregorio, ti leggo direi quasi con tristezza inventore, non so se di un movimento, ma quanto meno di una sigla di sedicenti «cattolici democratici». Certo, tu non avresti potuto intitolare il tuo partito, gruppo, movimento che sia, partito di nutellademocratici, perché i proprietari della nutella non avrebbero mancato di rivendicarne l’esclusiva, facendoti condannare dal tribunale di Alessandria a spogliarti di una appropriazione indebita: non mi dirai, spero, che nessuno può vantare l’esclusiva della cattolicità, e non a torto, se è proprio papa Francesco quasi a svestirsene per riportare i cristiani a unità, ma non conviene accontentarsi di seguirne l’esempio senza inventarne l’etichetta?